lunedì 15 aprile 2013

Il buco (nero) nel bilancio

Buongiorno a tutti!
Per iniziare, un racconto dedicato a tutti i pendolari. Vi sono vicino nella sofferenza, per quel poco che ho potuto sperimentare nei viaggi sui regionali, soprattutto per quanto riguarda il Tirano-Milano Centrale che passa da Lecco alle otto circa..beh, c'è chi è "turista della democrazia" e chi fa viaggi nei paesi del Terzo Mondo tornando sconvolto. Mi è capitata la stessa cosa con i mezzi di Trenord (una nuova dicitura da pronunciare con la tipica parlantina del senatùr: Trenööörd)

Da quell'esperienza è scaturito il seguente racconto



Il buco (nero) nel bilancio

Nello scompartimento il vuoto e il freddo potevano competere con lo spazio in-terstellare. Il bocchettone esalava inutile aria gelida, costringendo l’unico passeggero a sedersi nella fila di poltrone centrale, per evitare un’altra cervicalgia da pendolare. Questa tipica patologia di chi viaggia in treno può essere causata, oltre che dall’im-pianto di riscaldamento che si adatta in antitesi alle stagioni correnti, anche dai colpi di frusta per le improvvise frenate, talvolta così repentine da scaraventare il pas-seggero sul sedile di fronte. In quel momento il treno si stava trascinando stanca-mente, a sussulti, come un pesce che arenatosi sul bagnasciuga tenti di rientrare nel grembo del mare, invano. L’andamento a singhiozzo peggiorava lo stato di Alighiero, il passeggero in questione, in preda a nausea e capogiro. Finalmente, con l’urlo stridente di mille uccelli ferragliosi, il treno si lasciò stancamente andare sui binari della prima stazione in cui fermava. Alighiero tirò un sospiro di sollievo.

Poi il treno ripartì a scatti, sbatacchiandolo sulla poltrona come una pallina le-gata con un filo elastico alla racchetta, finché non riprese un’andatura sostenibile da parte di un normale essere vivente, cosa o entità astratta. Alighiero tirò un altro sospiro di sollievo, e in quel momento entrò il controllore. Era un uomo alto, magro come Pippo e di un pallore oltremondano che risaltava contro lo squallido fondo sporco e ingombro di brutti graffiti. Il naso e gli occhi erano di forma rettiloide: all’insù e tutto narici il primo, grandi, acquosi e apparentemente privi di palpebre i secondi; sul volto aveva tatuato un fulmine arancione che partiva dalla fronte e arrivava al mento. Arancioni anche i capelli, erti in un ciuffo fiammante come un’ara-ba fenice. Un occhio era nero e l’altro bianco. Non aveva sopracciglia né ciglia.
«Prego, favorisca il documento di viaggio!», urlò, facendo sobbalzare Alighiero peggio della guida del macchinista. Sorrideva come un cartone animato e aveva la vo-ce di una trombetta da stadio. Alighiero estrasse il portafogli, ma l’abbonamento non era al suo posto. Fece un cenno di attesa al controllore, con un sorriso, e cominciò a frugare con la mano sinistra nella tasca della giacca che si trovava sotto di lui. Dopo qualche secondo dovette alzarsi per tirarla fuori e controllarla meglio, aprendo tutte le tasche e ispezionandole con meticolosità. Niente. Cominciava a sudare, in quella carrozza con il riscaldamento guasto. Prese anche la borsa, la aprì e cominciò a estrar-ne tutto il contenuto, mentre il controllore lo osservava sorridente, fiducioso che avrebbe trovato presto il suo abbonamento, ma niente. Sul volto di Alighiero compar-ve un ghigno imbarazzato che non ebbe il coraggio di rivolgere al funzionario, ma solo al pavimento sporco. «Ecco…», biascicò, poi si accorse che l’abbonamento era lì per terra, tra i piedi del controllore. Alighiero allungò una mano e l’altro lo guardò sor-preso, seguendone lo sguardo, poi si accorse ed emise un «Ah!» così sonoro che Alighiero saltò per aria facendosi cadere di mano la tessera, la riafferrò dopo diversi tentativi facendola rimbalzare sulle mani. «Ma tu pensa!», urlò la trombetta da sta-dio, e se ne andò senza neanche guardare l’abbonamento.

Alighiero si calmò, asciugandosi il sudore. Cominciava a sentire di nuovo fred-do. Tentò di osservare il panorama dal finestrino, ma il vetro era sudicio e fuori il sole era calato da un pezzo. Riusciva a distinguere solo alcuni punti luminosi, che immagi-nava fossero lampioni o finestre illuminate. I puntini si trasformarono in scie, comete viaggiavano parallele al treno, che ora procedeva spedito. Fin troppo, si disse Alighie-ro. Il macchinista doveva aver pensato la stessa cosa, perché iniziò a frenare, anche se alla stazione successiva mancavano parecchi chilometri. Lo stridio fu meno acuto di prima, ma più sofferto e prolungato. Inoltre Alighiero sentiva che più tentava di frenare, meno riusciva a diminuire la velocità sensibilmente. Il treno sembrava pat-tinare sul ghiaccio, senza possibilità di fermarsi. Dopo un interminabile minuto, il tre-no sembrava aver rallentato, ma Alighiero cominciò ad aver paura. Strinse le mani attorno ai braccioli consunti e tutto il corpo si tese. Si accorse che stava puntando i piedi contro il sedile di fronte, con le gambe allungate quasi volesse frenare il treno come l’Uomo Ragno in Spiderman 2. Ma il treno proseguiva imperterrito, come la pietra rotolante che genera la frana.

Uno squillo di tromba lo fece tornare composto. «Sa una cosa?», strombazzò il controllore, «è l’unico passeggero del treno. HAAHAHAHAHAHAHAHA!». La sua risata sommava il Joker al Mozart del film Amadeus, ma era molto, molto più starnazzante. Proseguì oltre lasciando Alighiero, che si sentiva ormai alla deriva. La metafora del pesce o della balena arenate sulla spiaggia non gli sembravano più così particolari. Al momento sembrava di essere trascinati da un gorgo, da un immenso sciacquone cos-mico che li stava trascinando tutti…
Il controllore tornò con una faccia che fece allarmare Alighiero. «C’è un proble-ma con i freni», disse. Ora non starnazzava più. «Me n’ero accorto», disse Alighiero, sarcastico, ma non troppo perché il cuore gli premeva sullo stomaco, il petto e la gola troncandogli il respiro. «Sa, purtroppo, con tutti i tagli che hanno fatto…pure noi non li vorremmo usare, ‘sti treni…ma che possiamo fare?». «Già…con il buco nel bilancio che si ritrova l’azienda..», fece Alighiero, che ora sentiva il controllore più umano, no-nostante all’inizio l’avesse scambiato per uno zombie alieno. Guardò le stelle. Ah no, erano le luci delle case e della strada che erano diventati filamenti fotonici, che solo gli astronauti nell’iperspazio della fantascienza avevano potuto vedere.

«Proprio così», diceva ora il controllore con una voce sempre più grave e calda. I suoni e l’aria sembravano cambiati di consistenza, nella carrozza. Anche il clima non era più così rigido. «Il buco nel bilancio si è espanso al punto da diventare un gorgo galattico, che trascina tutti. Dio ha tirato la catenella del cesso». Alighiero pensò che ormai erano pochi i water con la catenella, ma la situazione gli sembrava così seria che non riuscì a rispondere con ironia a quell’uomo disperato. I filamenti fuori dalla finestra erano spariti, rimaneva solo il nero. Alighiero non riusciva a capire se il treno fosse fermo o in movimento. Una voce robotica emise il solito annuncio privo di in-flessioni e sfumature. «Annuncio soppressione treno. Informiamo i signori viaggia-tori che il treno regionale 4320, proveniente da Nonsisa e diretto a Chissadove, delle ore cosmiche 1:44, oggi non verrà effettuato, causa risucchio in un buco nero massi-vo».

«Eh, spiritoso il..», stava dicendo Alighiero, ma ormai il controllore non lo sen-tiva più. La voce proveniente dall’altoparlante era sospesa in un istante che si prolun-gava per l’eternità, oltre l’orizzonte degli eventi.
«Ci scusiamo per il disagio».

1 commento:

  1. Figo! Il racconto me lo ricordavo bene...I disegni sono buoni,ci sta un casino!

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